L’ Istat ha reso disponili le stime (ai prezzi base espressi in valori correnti) del valore aggiunto attribuite alla provincia di Lodi per l’anno 2007.
Parallelamente, l’Istituto nazionale di statistica ha effettuato la revisione dei dati relativi agli anni 2005-2006 al fine di riallinearli ai dati nazionali (diffusi a marzo 2009) e corrispondere una informazione statistica di base coerente con le serie storiche.
L’indicatore 2007, prontamente analizzato dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Lodi, riveste interesse particolare perché considera i risultati del primo semestre di crisi, dallo shock finanziario fino alla fine del 2007, ( rivelatisi meno gravi del previsto sulla espansione del Pil) ed anche tiene conto delle difficoltà “periferiche” pre-crisi , che con varia intensità si erano concentrate nel manifatturiero e in alcune divisioni dei Servizi.
La “stima” - l’ Ufficio Studi della Camera richiama l’attenzione sul carattere di previsione assegnato dall’Istituto al calcolo – mitiga nei risultati le preoccupazioni di primo impatto sugli effetti della crisi finanziaria, rafforzate dalla presenza nell’economia locale da componenti strutturali gregarie e “mature”. Il calcolo attribuisce infatti al Territorio una crescita del 3,22% di valore aggiunto, che è comunque minore per espansione a quella media della Lombardia (+4,47%), e a quella nazionale (+4,29%), ma che contempera nella minore velocità gli effetti di fenomeni di mercato e strutturali, emersi in sede di analisi congiunturali della Camera di Commercio di Lodi relative al manifatturiero industriale e artigiano, al commercio e ai servizi Ancorché positiva, infatti, la variazione del V.A. lodigiano risulta tra le meno sostenute della Lombardia e si collocata tra il +9,78% dell’ economia lariana e il +2,13% di quella ambrosiana.
Unità di lavoro - Nella formazione di ricchezza provinciale hanno assunto ruolo i tassi di variazione delle unità di lavoro, in discesa.
La stima dell’imput di lavoro è stata possibile all’Istat attraverso l’utilizzazione congiunta di indicatori dall’istituto desunti sia da fonti informative delle imprese, sia da fonti informative delle famiglie, che hanno appunto permesso di raggiungere una ripartizione provinciale ( anch’essa stimata) delle unità..
Dall’ elaborato si ricava che il lodigiano ha avuto una diminuzione di unità lavorative pari a -1,4% delle unità totali. Insieme alle province di Varese (-0,8%) e Bergamo (-0,8%) il territorio laudense è tra le realtà lombarde quella ha subito la maggiore inversione di segno nell’occupazione, con ovvia incidenza sulla crescita del prodotto potenziale.
In particolare hanno sofferto perdite di livello occupazione l’aggregato Servizi, in cui è compreso il comparto Commercio-G.D-GDS. (-1,9%), l’ Industria+Costruzioni (-1,4%), mentre sul mercato del lavoro è stata rilevata l’efficacia dell’Agricoltura (+3,0%).
V.A. per settori - A livello settoriale, la dinamica del V.A. ha tratto spinta dalle costruzioni edili private e civili (+8,93%) e dall’aggregato commercio+ristorazione e trasporti+comunicazioni (+6,01%).
Le attività industriali, analizzate in senso stretto, hanno da parte loro presentato un andamento di poco superiore a un 1%. Non molto meglio hanno fatto le attività di intermediazione monetaria e finanziaria e le immobiliari (+1,8%), anche a seguito dell’indebolimento di attività della Popolare per le note vicende e del trascinamento dei casi Parmalat e Antonveneta..
L’economia nel decennio - In un’ottica temporale più ampia, il valore aggiunto prodotto da agricoltura, industria e servizi in un decennio è complessivamente cresciuto del 51,08%.
Tra il 1997 e il 2007, la crescita più consistente è stata messa a segno dalle costruzioni che hanno corso a ritmo davvero sostenuto (+127,31%), raggiungendo a fine 2007 un totale di 328 milioni di euro di V.A.
Calcolato a prezzi correnti, le costruzioni hanno realizzato in provincia uno sviluppo che è stato inferiore solo a quello di Varese (+135,39%), distanziando nettamente per variazione relativa il dato medio raggiunto in Lombardia (+85,15%) quello italiano (+74,84%).
La performance del comparto edilizio ha permesso di superare in valori assoluti la ricchezza prodotta dall’Agricoltura, a sua volta arretrata nei due lustri a 208 mln di euro.
Nel periodo in esame, l’agricoltura ha visto contrarre in Lombardia il proprio valore prodotto del 14,82%, segno grave di difficoltà presenti in misura nettamente superiore di quanto non è stato riscontrato a livello nazionale (-6%).
Alla contrazione del valore regionale del comparto agricolo hanno contribuito in consistente misura le quattro province agricole: Pavia (-25,05%), Mantova (-18,72%, Cremona (-18,12%) e, appunto, Lodi (-17,31%).
Su un altro fronte, il miglioramento decennale del V.A. prodotto dall’economia provinciale è in misura consistente attribuibile all’industria, che ha avuto una crescita robusta, pari al 50%.
Con 1.490 milioni di V.A. il manifatturiero si confermato al vertice della graduatoria settoriale provinciale, con una incidenza del 27,90% sul plusvalore totale realizzato dal lodigiano, ma considerato nel contesto regionale è anche il settore che è cresciuto di meno (+1%) rispetto all’andamento nelle altre province.
Il commercio (in senso largo) e i trasporti costituiscono l’aggregato statistico cresciuto meno velocemente nell’arco del decennio:+31%. In termini di valore aggiunto il commercio lodigiano ha comunque fatto meglio di quello di Cremona e Milano in seguito anche alla forte espansione sul territorio delle localizzazioni di Grande Distribuzione, Grande Distribuzione Specializzata, Logistica.
Contributo aei settore – Sulla scorta dell’ultima stima annua elaborata dall’Istat l’aggregato Servizi contribuisce al valore prodotto dalla intera economia provinciale per il 62,15%.; le attività bancarie, finanziarie e immobiliari per il 26,56%; il commercio, alberghi e ristoranti-bar insieme ai trasporti per il 21,01%; servizi alle persone e servizi pubblici per il 14,58%.
Il contributo del ramo industriale (manifatturiero+costruzioni) supera il 34%. Il Dato disaggregato permette di conoscere che il manifatturiero in senso stretto ha un peso del 27,90% mentre le costruzioni si accontentano del 6,14%.
Facendo meglio - dopo quella cremonese e mantovana (5%) -, l’ agricoltura del lodigiano si afferma come la più produttiva della Lombardia. La ricchezza prodotta ha raggiunto il 3,81% del valore totale provinciale e partecipa al V.A. dell’agricoltura lombarda con il 6,5% di valore prodotto.
V.A. per unità di lavoro – Il V.A. per unità di lavoro attribuito alla provincia di Lodi è di complessive 62.817,4 euro. Nell’anno in esame, la produttività ha registrato una dinamica positiva (+4,67%) in presenza di un aumento del V.A. totale (+3,22%) e di una diminuzione delle unità lavorative (-1,4%).
Comparativamente all’andamento regionale e nazionale la crescita della produttività nel lodigiano è risultata superiore a quella media lombarda (+3,83%) – condizionata dal forte rallentamento subito da Milano (+1,16%) - e rispetto allo sviluppo medio a livello nazionale (+3,30%).
La disaggregazione per singole province evidenzia, tuttavia, come la variazione di valore aggiunto a prezzi base per unità di lavoro sia stata nel 2007 è stata tra le più basse in Lombardia con quattro punti in meno rispetto la provincia di Pavia ( +8,68%).
In totale, nei due ultimi lustri, la produttività per unità lavorativa è aumentata complessivamente aumentata nel Lodigiano del 35,80%, ma in graduatoria si collocano ancor meglio le province di Pavia (+45,2%), Lecco (+44,60%), Como (41,54%), Varese (+38,98%), Cremona (+36,48%) e Mantova (+36,74%).
Il V.A. per abitante - Il valore aggiunto per abitante è attestata in provincia sui 24.549 euro (+1,4% rispetto all’anno precedente) e risulta, insieme a quello di Pavia, il più basso in Lombardia, nettamente al disotto della media regionale (30.294,7 euro), ma superiore alla media nazionale (23.268,7 euro).
Analizzando i dati della ripartizione per province lombarde si osserva che Milano è al primo posto della graduatoria, con 34.228 euro seguita da Bergamo (29.475 euro), Mantova (29.448 euro) e Brescia (28.801 euro).